Caricamento

Ferruccio Lamborghini: una sfida da sogno.

Racconti dalla Motor Valley
Ferruccio Lamborghini: una sfida da sogno.

Il 28 aprile del 1916, a Renazzo in provincia di Ferrara, nasce sotto il segno zodiacale del toro Ferruccio Elio Arturo Lamborghini. Nella piccola frazione nel Comune di Cento inizia quel giorno “una sfida da sogno”.

Nato in una famiglia di piccoli agricoltori, Ferruccio preferisce al lavoro nei campi tutto quello che ha a che fare con la meccanica. La sua passione trova sfogo all’interno di una delle stalle del padre, trasformata in una sorta di officina in cui il giovane Ferruccio passa intere giornate cimentandosi nella creazione e riparazione di oggetti di uso domestico ed agrario. Il padre, anche se malvolentieri, accetta la passione del figlio, consentendogli di frequentare l’Istituto di formazione professionale ‘Fratelli Taddia’ a Cento. Ferruccio si diploma con buoni voti, e dopo una breve esperienza come apprendista presso un fabbro della zona riesce a farsi assumere come garzone dall’Officina Righi di Bologna, la più importante della città, che in quel momento ha in appalto la revisione dei mezzi dell’Esercito.

Ferruccio Lamborghini: Le origini del mito

All’età di 18 anni, conclusa l’avventura bolognese, Ferruccio apre una bottega a Renazzo insieme all’amico Marino Filippini, sancendo così l’inizio di un periodo spensierato all’insegna della sperimentazione. La Seconda Guerra Mondiale irrompe però bruscamente sulla scena, e Ferruccio viene spedito a Rodi, in Grecia, in forza all’Autoreparto Misto di Manovra (l’Autocentro). Durante la guerra ha l’opportunità di mettere alla prova le sue doti meccaniche come tecnico riparatore, avendo fra l’altro la totale responsabilità dell’auto parco. Grazie alla sua tenacia e al suo straordinario intuito viene nominato capo del Reparto Officina, e in poco tempo diventa uno dei personaggi più popolari del campo. Nel settembre del 1943, in piena guerra, il personale dell’Autocentro è costretto alla fuga, ma Ferruccio sente ben presto il richiamo dei motori e rientra subito in città. Con il permesso dei tedeschi, che colgono la bravura di Ferruccio e la possibilità di sfruttare loro stessi le sue abilità, apre una piccola officina.

A Rodi trova anche l’amore. La donna che lo fa innamorare si chiama Clelia Monti ed è originaria di Ferrara. Nel 1946 i due tornano in Italia, convolando a nozze nella chiesa di Santa Maria in Vado nel ferrarese. Nell’ottobre del 1947 nasce Tonino, l’unico figlio di Ferruccio Lamborghini. Un momento felice, seguito sciaguratamente dalla tragica scomparsa di Clelia, che a causa di complicanze post-parto muore poco dopo la nascita del figlio.

Lo spirito imprenditoriale di Ferruccio Lamborghini: nasce la Lamborghini Trattori

Nel dopoguerra l’Italia è un paese in cui si respira un’aria nuova, di libertà e intraprendenza. L’agricoltura, per secoli la maggiore fonte di reddito del Bel Paese, è in forte crisi, ma proprio da queste difficoltà arriva l’intuizione di Ferruccio, che riesce ad intravedere un nuovo mercato per la meccanizzazione dell’agricoltura su larga scala. L’esigenza del settore agricolo, unita all’esperienza acquisita da Ferruccio nelle riparazioni, lo spingono ad intraprendere la carriera da imprenditore nella produzione di trattori. Acquista pezzi di vecchi carri armati lasciati in Italia dagli Alleati, e li trasforma in macchine agricole. Il successo è immediato. I trattori Lamborghini sono economici ma durevoli, così nel 1948 a Cento Ferruccio arriva a fondare la Lamborghini Trattori. L’amministrazione dell’azienda è seguita con attenzione da Annita Borgatti, che Ferruccio ha sposato pochi mesi prima e con cui curerà la conduzione delle sue aziende per oltre trent’anni

Nel corso degli anni cinquanta la Lamborghini Trattori diventa una delle più importanti aziende costruttrici di macchine agricole in Italia, e all’inizio degli anni Sessanta conta quasi 400 dipendenti e una produzione di circa 30 unità al giorno.

Dal diverbio con Enzo Ferrari alla fondazione della società Automobili Lamborghini

L’Italia sta vivendo il suo boom economico e la casa assume sempre più un ruolo centrale nella quotidianità degli italiani. Durante un viaggio negli Stati Uniti in cui visita alcune fabbriche che producono bruciatori, Ferruccio intuisce che gli stessi bruciatori possano essere l’oggetto del futuro, in grado di soppiantare le caldaie a carbone per il riscaldamento. Assume i tecnici migliori e costituisce a Pieve di Cento (BO) la Lamborghini Bruciatori Condizionatori, riuscendo ad imporsi sul mercato grazie alle alte qualità tecniche e ad un prezzo molto competitivo. Ferruccio volge sempre lo sguardo in avanti, non si guarda mai indietro, lavorando senza sosta per trovare nuove ispirazioni su cui concentrare i suoi sforzi. Proprio questo suo spirito imprenditoriale lo porta persino a concepire una produzione di elicotteri, un progetto ambizioso per cui sarà realizzato un prototipo giallo-Lamborghini, custodito nel Museo Ferruccio Lamborghini a Funo di Argelato in provincia di Bologna.

Il suo nome inizia ad essere conosciuto in tutto il mondo. Diventato un benestante, Ferruccio riesce a coronare uno dei suoi più grandi sogni: acquistare una Ferrari, una 250 GT. Le sue aspettative vanno però deluse. Ferruccio non è soddisfatto delle prestazioni della sua nuova vettura. La frizione non gli sembra abbastanza solida e in grado di reggere le sollecitazioni della macchina, così decide di parlarne direttamente con Enzo Ferrari. Ferrari, con il carattere sanguigno che lo contraddistingue, gli risponde con ironia:

“Ferruccio, le mie macchine funzionano perfettamente. Il problema sei tu. Non sei capace di guidare macchine super-sportive in maniera corretta perché sei abituato a guidare solo i tuoi trattori. Faresti meglio a continuare a occuparti di trattori e a lasciare che mi occupi io delle macchine sportive”.

Per Ferruccio si tratta di una vera e propria sfida che si sente pronto a raccogliere: alla fine del 1962 convoca i collaboratori e annuncia l’intenzione di iniziare a costruire automobili.

«Quando ero giovane ero un discreto pilota e avevo anche una Ferrari, una Maserati, eccetera… ma un giorno ebbi un po’ di discussioni con il mio amico Enzo Ferrari che mi disse che io non sapevo guidare le Ferrari, ma sapevo guidare solo il trattore; e da lì allora mi sono impuntato e mi sono detto: “adesso la macchina me la faccio io”».

Diverse persone vicine a Ferruccio sono convinte che questa stravagante impresa non possa portare alcun profitto, in un mondo così complesso e spietato come quello dell’auto. La stessa Annita, che dirige lo stabilimento della Lamborghini Trattori, gli chiede di ripensarci. Ferruccio dal canto suo crede fortemente di poter vincere questa sfida, e si affida al Cavalier Corrado Carpeggiani per reclutare i migliori tecnici sulla piazza. Qualche settimana più tardi si incontra con gli ingegneri Gian Paolo Dallara e Paolo Stanzani, ai quali affida il progetto Granturismo, e con Giotto Bizzarrini, che inizia a lavorare alla progettazione del motore. Identificati gli uomini da cui partire, Ferruccio comincia a meditare ad un simbolo da apporre sulle sue auto. La scelta ricade sul suo segno zodiacale, quel toro che incarna alla perfezione la forza, la potenza, un toro valoroso e temibile.

Nel maggio del 1963 costituisce la società Automobili Ferruccio Lamborghini, ponendosi l’obiettivo di presentare la prima creazione al Salone dell’Auto di Torino, l’appuntamento più importante dell’epoca. Acquista un terreno a Sant’Agata Bolognese consentendo ai tecnici di lavorare in un fabbricato lì accanto, mentre avvia parallelamente la costruzione di un modernissimo stabilimento. L’inaugurazione cade nell’autunno del 1963 contestualmente alla produzione di telaio e motore della 350 GTV. In un clima ancora di generale scetticismo arriva il momento dell’uscita in pubblico. L’auto viene presentata prima a Torino e poi al Salone dell’Auto di Ginevra. Il successo è totale, e ben presto tutti riconoscono la 350 GTV come un capolavoro a 12 cilindri.

L’auto che ha segnato un’epoca: la Lamborghini Miura

L’entusiasmo trascinante di Lamborghini porta i suoi meccanici e ingegneri a concepire vetture sempre più stupefacenti e all’avanguardia, trasformando l’azienda in una delle prime case italiane produttrici di Granturismo. Se da un lato la qualità delle auto viene riconosciuta in modo unanime, anche il “personaggio” Ferruccio Lamborghini diventa sempre più un emblema del panorama mondiale del motorsport.

“Questo è stato il momento perfetto in cui ho finalmente deciso di creare un’auto perfetta.”

Al Salone dell’Automobile di Torino del 1965, la Lamborghini presenta un singolare telaio concepito dai due giovani ingegneri bolognesi Dallara e Stanzani. La peculiarità è rappresentata da un motore 12 cilindri 4 litri della 400 GT, piazzato centralmente dietro l’abitacolo in posizione trasversale. Il progetto viene apprezzato anche dal famoso carrozziere torinese Nuccio Bertone, che non appena visto il telaio si propone di “vestirlo”.

“Io sono quello che può fare la scarpa per il tuo piede.”

A Marcello Gandini viene affidato il compito di interpretare le idee di Bertone, per concepire una carrozzeria unica e sensazionale. Pochi mesi più tardi dalla presentazione del telaio, in occasione del Salone dell’Auto di Ginevra del 1966, Lamborghini presenta una macchina destinata ad entrare nella storia: la P400 Miura. Un design incredibile, la più bassa Granturismo del mondo con il suo metro e mezzo di altezza e la prima al mondo ad abbattere il muro dei 300 km/h. La Miura ottiene un successo che supera anche le aspettative del suo creatore.

Il nuovo corso del marchio Lamborghini

Alla fine degli anni Sessanta anche la Lamborghini Trattori viene colpita dalla crisi che coinvolge l’economia italiana. L’episodio che mette in grossa difficoltà l’azienda vede protagonista il Governo Boliviano, che dopo aver richiesto una fornitura di 5.000 trattori annulla la commessa a causa di un colpo di stato. I trattori invenduti, sommati alla sovrapproduzione che contraddistingue i primi anni del Settanta, portano alla vendita degli stabili a favore di FIAT nel 1971. Con lo sgravio degli alti costi di gestione della Trattori e la ritrovata liquidità proveniente dalla crescita delle vendite di caldaie, condizionatori e bruciatori, Ferruccio sembra rinato.

Nonostante il ritrovato ottimismo, gli anni della crisi e un mondo industriale con cui Ferruccio non si sente più in sintonia lo segnano nel profondo, costringendolo a prendere due forti decisioni. Nel 1972 cede il 51% del pacchetto azionario della Lamborghini, e l’anno successivo vende la Trattori alla Same, alla quale aveva già affidato l’azienda un anno prima.

Ferruccio si ritira sul Lago Trasimeno alla Fiorita, lontano dai tumulti del mondo industriale, per dedicarsi interamente alla tenuta, che il suo spirito imprenditoriale spinge a trasformare in un’azienda agrituristica. Muore nel 1993, circondato da amici che quotidianamente lo vanno a trovare e con lui ripercorrono il passato e progettano il futuro.

Dal primo trattore alle prestigiose auto: Il ricordo di Ferruccio Lamborghini

Il Museo Ferruccio Lamborghini, inaugurato nel 2014 a Funo di Argelato (BO) da Tonino Lamborghini, è dedicato al genio industriale di Ferruccio. Nel Museo è raccontata la vita di Ferruccio attraverso tutta la sua produzione industriale, dal primo trattore Carioca, a tutti i modelli più importanti degli anni ‘50, ‘60 e ‘70.

A pochi chilometri di distanza, nasce il 9 giugno 2016, il nuovo Museo Lamborghini. Situato a Sant’Agata Bolognese, sede della Casa del Toro, il museo ripercorre tutte le tappe che hanno fatto la storia del marchio Lamborghini.

 

La Lamborghini nel 2019

Dopo aver cambiato ben 4 volte proprietà dal 1972, la Lamborghini viene acquistata nel 1998 da Audi, società facente parte del Gruppo Volkswagen. Oggi le auto Lamborghini sono fra le più note, esclusive e desiderate al mondo. Le vendite del 2018, aumentate del 51% rispetto al 2017 con ben 5.750 vetture consegnate, ne testimoniano l'enorme successo. La Casa del Toro continua ad accrescere la sua leggenda, portandosi con sé il mito del suo fondatore.  

Scopri altri racconti

Racconti correlati

Interview with Claudio Domenicali. From the Ducati dream to the Motor Valley vision.

In the evocative Ducati Museum, we interviewed Claudio Domenicali, CEO of Ducati Motor Holding. Together we retraced the first years at Ducati, the MotoGP debut and his vision of the Motor Valley.

Leggi di più