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Fabio Taglioni, il genio di Ducati che ha costruito il mito Desmo.

Racconti dalla Motor Valley
Fabio Taglioni, il genio di Ducati che ha costruito il mito Desmo.

Ingegnere, inventore e progettista, nell’arco della sua trentennale carriera è autore di oltre mille progetti, tra cui il telaio a traliccio, il motore a “L” e il sistema desmodromico con cui legherà indissolubilmente il suo nome a quello di Ducati. Stiamo parlando di Fabio Taglioni, nato il 10 settembre 1920 a Santa Maria in Fabriago, una frazione di Lugo di Romagna.

Gli anni di studio e l’esperienza pre-Ducati

Grazie all’officina meccanica del padre, già in tenera età Fabio entra, frequenta e tocca con mano il mondo dei motori, che diventerà per sempre parte integrante della sua vita. Laureatosi in Ingegneria all’Università di Bologna, nel 1949 ottiene la cattedra di Meccanica e Disegno all’Istituto Tecnico Alberghetti di Imola, dove insegna per un breve periodo prima di intraprendere la strada professionale.

Contestualmente comincia la sua prima collaborazione come ingegnere e progettista alla Ceccato, azienda che in quegli anni inizia a produrre i primi motori ausiliari per motociclette da strada e sportive.

Ma è la collaborazione con la Mondial, partita nel 1952, che inizia a dare notorietà al nome Taglioni. L’azienda dei Fratelli Boselli, con sede a Bologna ma di fama internazionale, ottiene ottimi risultati nelle gare di fondo Milano-Taranto e Motogiro d’Italia. Taglioni, i cui motori erano stati determinanti per le vittorie di Mondial, non viene però invitato ai festeggiamenti, e lo sgarbo spinge l’ingegnere a cercare altrove un luogo dove la sua creatività potesse essere pienamente riconosciuta.

Il 1° maggio del 1954 Fabio Taglioni varca i cancelli della Ducati.

L’entrata in Ducati

L’azienda nata nel 1926 con il nome di Società Scientifica Radio Brevetti Ducati, evoluta successivamente in Ducati Meccanica, nel 1954 sta cercando di posizionarsi nel mercato dei motori. Nel 1946 era stato prodotto il Cucciolo, ma le produzioni seguenti non erano state tali da fare entrare Ducati nel novero delle grandi case motociclistiche italiane.

Per completare la sua trasformazione, la casa di Borgo Panigale ha bisogno di una moto vincente. Il direttore di stabilimento e amministratore delegato Dott. Giuseppe Montano intuisce che Fabio Taglioni è l’uomo giusto al momento giusto. Lo contatta e fa la sua scommessa: chiede all’ingegnere una collaborazione che non avrebbe previsto un stipendio per i primi sei mesi. Fortunatamente in quel momento per Fabio i soldi non mancano e, sentito il parere della moglie, accetta la proposta.

Fabio Taglioni entra così alla Ducati e inventa la prima vera moto da corsa dell’azienda: la Ducati Gran Sport “Marianna”, che sarà protagonista tra il 1955 e 1957, vincendo diverse edizioni della Milano-Taranto e del Motogiro d’Italia.

La strategia di iniziare a partecipare alle gare di Gran fondo, invece di partire con la pista, dà subito i suoi frutti facendo entrare la Ducati a pieno regime in competizione con le grandi case motociclistiche del tempo: MV Agusta, Moto Morini, Moto Laverda e Benelli.

Taglioni dà quindi il via alla squadra corse della Ducati, il reparto che gestisce le competizioni delle squadre ufficiali, scegliendo meccanici e piloti che diventeranno poi leggendari. Tra questi si ricordano Gianni Degli Antoni, Leopoldo Tartarini, Francesco Villa, Franco Farnè e Giuliano Maoggi. Negli anni ‘80, con Fabio cresceranno anche altri due pilastri della Ducati: Gianluigi Mengoli e Massimo Bordi, che saranno i creatori del primo motore quattro valvole a raffreddamento liquido. 

Il motore della Gran Sport “Marianna” di 100 centimetri cubici è la base su cui Fabio Taglioni lavora, progettando i primi aumenti di cilindrata, il 125cc e il 125 bialbero. Nel 1956, a soli due anni dal suo arrivo in Ducati, fa debuttare il 125 Desmo.

La rivoluzione desmodromica

Il sistema di distribuzione desmodromico è una vera e propria rivoluzione per l'azienda. Sfruttando un sistema meccanico diretto, e non le tradizionali molle, per riportare le valvole in posizione di chiusura, il sistema desmodromico consente a Ducati di elevare le prestazioni del motore con una soluzione ingegneristica elegante e raffinata, che diventerà il marchio di fabbrica delle moto della casa di Borgo Panigale.

Nel giro di poco tempo arrivano le moto stradali 125 Sport e 175 Sport, derivate da quelle che si vedono correre in pista e per le strade d’Italia. L’arrivo delle utilitarie provoca anni di grandi sconvolgimenti nel mondo dei motori italiano. L’entrata in produzione della Fiat 500 del 1957 causa il rallentamento della vendita di motociclette. In quell’anno si ritirano dalle competizioni Mondial, Gilera e Moto Guzzi, mentre subentrano MV Agusta, Moto Morini e la stessa Ducati in nuove categorie di cilindrata.

Viste le difficoltà in Italia, Ducati comincia a guardare anche all’estero. Vende bene nel Regno Unito e negli Stati Uniti, dove nel 1962 viene aperto un nuovo canale di mercato: nasce il primo Scrambler.

In questi anni fervidi, il motore Ducati partecipa in maniera non ufficiale ai campionati europei e mondiali con motociclette commesse e demandate ad altri team. Ma è nel 1971 che la Ducati torna nelle grandi competizioni e nella grande produzione, con l’entrata della Ducati Scrambler nel mercato europeo.

In questi anni le case motociclistiche giapponesi cominciano a fare uscire le prime maximoto ed è necessario progettare qualcosa che le possa ostacolare e con cui si possa competere. Fabio Taglioni fa nascere le famose moto bicilindriche a “L” da corsa: la 500 Gran Prix e la 750 GT, motore precursore delle maximoto moderne Ducati. 

Le grandi soddisfazioni e l’eredità per Ducati

A dimostrazione del valido lavoro di Taglioni, la Ducati nel 1972 partecipa alla 200 miglia di Imola, conquistando il primo e il secondo posto con i piloti Paul Smart e Bruno Spaggiari, che danno vita a un magnifico duello finale. Prende piede il fenomeno Ducati. 

Ma Fabio non si ferma. Nel 1977 comincia a ideare l’aggiornamento del motore bicilindrico sostituendo la distribuzione a coppie coniche con la distribuzione a cinghia. Aggiunge anche i primi telai a traliccio. La carriera di Taglioni procede con nuovi importanti successi, tra cui le diverse vittorie alla 24 ore del Circuito del Montjuïc in Spagna. Poi il clamoroso trionfo al Tourist Trophy del 1978, con la Ducati 900 guidata dal grande pilota Mike Hailwood

In chiusura di carriera, Taglioni introduce la serie delle 750 TT1 da corsa, la TT2 e la 750 F1 stradale, moto che porta il pilota Marco Lucchinelli a vincere nel 1986 la 200 Miglia di Misano, battendo la leggenda del motociclismo Joey Dunlop, pluricampione del Campionato Mondiale TT. Progetti che sono diventati prototipi e prototipi che sono sfociati in moto da corsa e moto stradali. Trent’anni di passione e di produzione, ideata dal genio di Taglioni. 

Fabio Taglioni muore nel 2001, ma a imperitura memoria rimangono la creatività e l’inventiva di quest’uomo, capace con soli tre elementi di consolidare l’immagine Ducati: il sistema desmodromico, il motore a “L” e il telaio a traliccio. Forme di identificazione con quello che è la parte più nobile, storica e innovativa di Ducati.

La celebrazione del lascito di Taglioni

Nel 1998 è stato inaugurato il Museo Ducati a Borgo Panigale, completamente rinnovato nel 2016 in occasione dei 90 anni dalla fondazione di Ducati. Qui si possono esplorare storia e futuro, sfide e successi della grande casa motociclistica. Tra le numerose moto d’epoca esposte sono tante quelle ideate dal genio di Fabio Taglioni, compresa l’originale Ducati Gran Sport “Marianna”.

Lo storico curatore del Museo Ducati Livio Lodi è stato una delle fonti per raccontare questo personaggio. Trasmettendo l’affezione e il rispetto nutrito per una figura tanto centrale per Ducati, Livio ha raccontato un uomo di grande ingegno, pieno di mille idee e passioni oltre ai motori. Dalle orchidee alle piante grasse, dai pappagalli e all’estro per la pittura. 

“Non era semplicemente UN ingegnere, era qualcosa di più.”

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