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Bandini GT 750 Zagato: l’auto con la storia che ha fatto la storia

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Bandini GT 750 Zagato: l’auto con la storia che ha fatto la storia

Chissà cosa devono aver pensato gli altri automobilisti, vedendo quell’auto completamente priva di carrozzeria, guidata da un uomo seduto su una cassetta della frutta.

Magari non ci fecero nemmeno caso. Correvano gli anni cinquanta, nelle strade di tutto il paese serpeggiava il miracolo economico, e niente poteva stupire perché nulla sembrava impossibile.

Ma certamente nessuno avrebbe immaginato che quella specie di carretta si sarebbe trasformata in una delle vetture più affascinanti della storia dell’automobilismo. Né che quel pilota, la cui precaria situazione di guida faceva sembrare ancora più piccolo di quanto già non fosse, avrebbe inconsapevolmente dato origine a un’intuizione tra le più iconiche e vincenti nella storia del design.

Una Gran Turismo unica nel suo genere

L’auto in questione è la Bandini GT 750 Zagato del 1955, e l’uomo al volante è naturalmente il suo padre creatore Ilario Bandini, progettista e costruttore, meccanico e pilota, fatto da sé come tutte le vetture della casa automobilistica che portava il suo nome.

Gli esemplari prodotti dalla Bandini, unici nella quasi totalità dei casi, erano principalmente destinati alle competizioni sportive. Come la Bandini 750 Sport Siluro, un’auto costruita su un telaio ultraleggero di derivazione aeronautica e dotata di un motore 4 cilindri Crosley trasformato dallo stesso Bandini in un propulsore bialbero (DOHC) di pura potenza, che garantì alla piccola casa forlivese molteplici trionfi nel campionato Sports Car Club of America e un’immensa popolarità al di là dell’oceano.

 

Bandini 750 Sport Siluro del 1953: nel 1998 Dino Bandini riportò in Italia l’auto che nel 1957 vinse il campionato statunitense, acquistandola dal collezionista di Saint Louis Jack Reuter, uno dei tanti appassionati delle Automobili Bandini negli Stati Uniti.
Bandini 750 Sport Siluro del 1956: fu sempre lo stesso Dino, nipote di Ilario, ad acquistare l’esemplare esposto al Museo da un medico di Radicofani, che lo teneva in casa per guardare la televisione standovi seduto insieme alla moglie.

Il telaio e il motore della Sport Siluro fornirono a Ilario Bandini la base di partenza per la creazione di una vettura stradale, la prima biposto coperta a indossare lo stemma Bandini, un galletto rampante e una caveja che ben simboleggiavano la città di Forlì e la caparbietà di questo intraprendente romagnolo.

Un viaggio che resterà nella storia

Il rivestimento della berlinetta venne affidato alla famosa Carrozzeria Zagato. Ilario portò quindi l’auto completamente priva di carrozzeria e di sedili, dotata solo del telaio a traliccio di tubi a sezione ellittica e del motore (il celebre 750 Bandini bialbero seconda serie a tegola) da Forlì a Milano.

La sua fatica fu abbondantemente ricompensata. Più larga, con motore all’anteriore e ruote a raggi, la Bandini GT 750 uscì dall’atelier milanese incredibilmente bella e accattivante. Alta 1.14 m, lunga meno di 4, risultò subito molto compatta e leggera e con uno stile ben definito. Fu prodotta in un unico esemplare.

Nel 1957 vinse il primo premio nel "Concorso d'eleganza città di Rimini". Dal 1959 fu avviata ad una carriera agonistica oltreoceano dove, guidata da Victor Lukens e Fred Haynes, portacolori del team Racemaster, disputò gare in circuiti celebri come quello di Daytona e di Sebring e vinse la prestigiosa gara di Watkins Glens.

La duplice eredità di un sogno

Oggi la Bandini GT 750 Zagato fa bella mostra di sé nella Collezione dell’Automobile Bandini, il museo curato dal nipote di Ilario Dino Bandini. Il quale ha di recente ultimato un restauro che ha conferito alla vettura uno splendore e una bellezza unici.

 

Ma il lascito di quest’auto va ben oltre il godimento dei visitatori che la ammirano nella Collezione e degli appassionati che la incontrano alle manifestazioni d’auto d’epoca. E che ha sempre a che fare con quell’incredibile viaggio della fortuna da Forlì a Milano.

Dotato di infinito temperamento, Ilario Bandini era invece un uomo di bassa statura, che nella progettazione e nella creazione delle sue auto prendeva sé stesso come riferimento per testare l’ergonomia della vettura e la seduta del pilota. A vettura ultimata, Ilario era comodissimo al posto di guida, ma in Zagato si accorsero che le persone di media altezza avrebbero picchiato la testa. Quando di lì a poco arrivò la richiesta di una nuova carrozzeria da parte di Carlo Abarth, Elio Zagato decise di testare la soluzione che aveva immaginato per allargare l’abitacolo della Bandini GT 750.

Applicarono quindi alla nuova Fiat Abarth 750 GT un doppio rigonfiamento sul tetto. La doppia gobba, che aumentava lo spazio per le teste di pilota e passeggero, risultò così vincente anche dal punto di vista del design che Zagato decise di farne il proprio inconfondibile marchio di fabbrica, arrivando così a creare un’icona di lusso ed eleganza ineguagliabile per l’intero settore automobilistico.

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